Rifrazione | Prismag
La Minestra degli Esteri
52 | Scarafaggi al potere: la Gen Z sfida Modi
0:00
-15:09

52 | Scarafaggi al potere: la Gen Z sfida Modi

La settimana internazionale secondo Prismag, vista e raccontata attraverso i giornali di tutto il mondo

In principio fu una rivoluzione mediatica, e tale potrebbe rimanere. Ma con la goliardia e la presunzione che da sempre la contraddistingue, i giovani indiani hanno preso con filosofia il fatto che un giudice della Corte Suprema li abbia definiti “scarafaggi”. Motivo? Più di un terzo di loro è disoccupato, pur avendo alle spalle molto spesso una formazione universitaria di tutto rispetto. Così, Abhjeet Dipke ha colto la palla al balzo, fondando il Cockroach Janata Party, il “partito degli scarafaggi”.

Una nuova Minestra degli Esteri è pronta in tavola! Ogni settimana, Prismag propone la sua retrospettiva sull’attualità internazionale, letta e commentata dai giornali di tutto il mondo. Questa settimana, partiamo dall’India, dove è nato un “partito digitale” tutto da scoprire. Facciamo poi tappa a Pyongyang, dove in questi giorni ha messo piede anche Xi Jinping. Spazio infine ai risultati oramai definitivi delle elezioni in Armenia.


Il partito social alla prova della piazza

Pic from Wikimedia Commons by SALlM BlN YOUSUF

È nato in India il “partito degli scarafaggi”. Il nome non è una provocazione scelta dai fondatori, ma la risposta volutamente caustica a un insulto: così un giudice della Corte Suprema ha definito i giovani disoccupati. Da quell’episodio è nata l’iniziativa satirica di Abhijeet Dipke, studente indiano a Boston, che accusa il sistema educativo di irregolarità negli esami e scarsa trasparenza.

Dopo il blocco del profilo X del movimento, la protesta si è spostata nelle piazze di New Delhi. Il Cockroach Janata Party si definisce pacifico, ma deve affrontare sia gli attacchi del partito di Narendra Modi sia un limite interno: non ha ancora una struttura organizzataun programma condiviso. Tra i manifestanti scesi in piazza nella prima iniziativa fisica convocata da Dipke - in numero comunque inferiore alle aspettative - c’è chi denuncia inflazione, corruzione o tasse, segno di un malcontento diffuso ma frammentato.

La sfida è trasformare un ciclo di indignazione digitale in un progetto politico. Come osservano alcuni analisti, un nemico comune può cementare temporaneamente una comunità online, ma costruire un’alternativa richiede organizzazione e fiducia reciproca. In un’India guidata da Modi da oltre un decennio e ancora in forte crescita economica, le fortune degli “scarafaggi” sono ancora imprevedibili.


Dopo la burrasca, la quiete: Xi torna alla corte di Kim

La visita di Xi Jinping a Pyongyang, la prima dal 2019 e il suo primo viaggio all’estero dell’anno, segna un passaggio importante negli equilibri dell’Asia orientale. L’obiettivo è rafforzare il legame strategico con Kim Jong Un e riaffermare il ruolo centrale della Cina sulla penisola coreana.

Il dettaglio più significativo è però ciò un’assenza sospetta: la denuclearizzazione. Se un tempo Pechino chiedeva il disarmo nordcoreano, oggi sembra considerare l’arsenale atomico di Kim un fatto acquisito, privilegiando la stabilità ai propri confini. In cambio del sostegno di Pyongyang sulla questione Taiwan, Xi offre sostegno economico e legittimazione politica.

La visita arriva anche per riequilibrare i rapporti dopo il crescente avvicinamento tra Kim e Vladimir Putin, che ha rafforzato la cooperazione militare tra Mosca e Pyongyang. La Corea del Nord appare insomma meno isolata rispetto al passato, inserita in una rete di alleanze che sfida apertamente l’influenza occidentale.

Dietro l’immagine di una Pyongyang più moderna e di un’economia in crescita grazie alle esportazioni di armi, resta però un regime accusato dalle Nazioni Unite di gravi violazioni dei diritti umani e che nega alla radice ogni singola libertà fondamentale. Una stabilità che continua ad avere un costo elevatissimo.


L’Armenia vota a cavallo fra l’Unione e la Russia

Le elezioni parlamentari del 7 giugno confermano la leadership di Nikol Pashinyan e rafforzano il percorso democratico intrapreso dall’Armenia dal 2018. Il suo partito, Contratto Civile, ha sfiorato il 50% dei voti, assicurandosi una maggioranza parlamentare, mentre l’affluenza ha raggiunto il 59%, il dato più alto degli ultimi nove anni.

Il voto rappresenta anche una scelta di politica estera. Dopo la perdita del Nagorno-Karabakh, Pashinyan ha puntato sulla normalizzazione dei rapporti con Azerbaigian e Turchia e su un progressivo avvicinamento all’Unione Europea, prendendo le distanze da Mosca. Una svolta che ha già prodotto effetti concreti: aiuti europei da 50 milioni di euro e, sul fronte opposto, restrizioni russe ad alcune importazioni armene.

La campagna elettorale è stata accompagnata da accuse reciproche di interferenze straniere e da contestazioni sulle procedure di voto, con l’opposizione filorussa che denuncia arresti e irregolarità. I riconteggi sono continuati fino a ieri, ma l’esito appare ormai consolidato. Nei prossimi cinque anni l’Armenia sarà chiamata a dimostrare se la sua transizione democratica e il nuovo orientamento internazionale avranno davvero le basi di consenso e di legittimità necessarie a mettere radici.


Cucchiaiata dopo cucchiaiata, siamo arrivati al termine di questa Minestra, grazie per averci seguito. Noi ci risentiamo il prossimo 22 giugno, ore 12, per l’ultima puntata della stagione, una puntata molto speciale. A presto!

Discussione su questo episodio

Avatar di User

Assolutamente, procediamo.